Chi non dubita non cubita


lunedì 24 dicembre 2012

AUGURI SCOMODI


Ai ragazzi di un liceo di Firenze l'insegnante di religione ha distribuito un foglio con su scritte le parole di un vescovo morto nel 1993, di nome Antonio Bello, detto Tonino.
Vorrei per una volta non scrivere io il mio articolo e lasciarlo scrivere a lui, per questo Natale.

Dedicato a Mario Monti e a tutti quelli per i quali gli ultimi devono restare ultimi.

Gianni Greco

lunedì 17 dicembre 2012

MONTI NO, GRILLO SI'


Ambizioso.
Pieno di sé.
Vendicativo.
Tiranculo.
Ricco.
Spietato.
Arrivista.
Merda.

A chi si possono affibbiare questi appellativi?
Boh, fate voi.
Io so solo di essere profondamente stupito degli italiani, e soprattutto dei politici.
Dei primi perché invece di prendere i forconi vanno in giro a spendere le tredicesime per IMU e regali, dei secondi perché si attaccano anche a un aguzzino purché si sia fatta una popolarità e possa raccattare qualche lurido voto.

E' uno schifo che dovrebbe finire, e lo potrebbe, se arrivasse un forte messaggio dalle stelle. Extraterrestri? Meglio sarebbe, ma in mancanza di contatti esobiologici, quanto a stelle dobbiamo accontentarci di quelle 5 che circolano persino nei salotti televisivi, ma solo vagheggiate, mai scese davvero a farsi la volgare marchetta elettorale.

In un mondo in cui ti ritrovi Bruno Vespa anche nel water mentre cachi se ha scritto un nuovo cazzo di libro, ben venga chi se ne tiene lontano, e caccia via chi dei propri seguaci cede alla lusinga della telecamera. E che Grillo abbia ragione lo provano le varie apparizioni televisive di quella signorina che dalla sua cacciata ha tratto nuovi punti G per andare a goderseli pubblicamente, persino da Giletti, lamentandosi ovunque per come è stata trattata da quel cattivone e antidemocratico del Beppe.

Personalmente, come Giorgio Gaber, non ho proprio la superstizione della democrazia.
Io se fossi Dio caccerei dall'Eden chi ha cacciato gli italiani nella fossa dei serpenti.
Monti no, non lo voglio!
Berlusconi lo invoca (ma forse è la sua tattica per distruggerlo, come ha fatto con Renzi), i cosiddetti centristi lo vogliono come Capo Supremo, qualcuno dice che invece farà una lista personale a suo nome.
O forse niente di tutto ciò: andrà in culo a tutti (è la sua specialità) per diventare un Presidente della Repubblica tignoso e vero capo d'Italia, inculando anche la buffa coppia Bersani/Vendola, il 50% della quale almeno potrà consolarsi scambiandolo per un atto sessuale.

Serve un atto di forza, ma senza violenza, uno scossone tellurico ma senza morti, che rimetta tutto a posto distruggendolo. 
Tipo una costruzione di Lego venuta male, che ha bisogno di ristrutturazione. Troppo laborioso tentare di rimediarla, meglio disfarla tutta e rifarla da capo.
A quest'uopo non vedo che una possibilità, quella di un sogno che nasce dal basso, dal nuovo, dall'ingenuo persino (vedi le "parlamentarie" apparentemente ridicole, ma semplicemente innovative). 
E se a farmelo sognare è un comico ritenuto tale in modo dispregiativo solo dagli imbecilli, uno che nei suoi spettacoli da anni fa ridere amaramente affrontando i problemi italiani, ben venga, gli apro le mie porte. Torno persino a votare.

Quanto all'Uomo del Destino, il falsamente compassato professore, se ne vada a rompere i coglioni a qualche altro popolo: gli italiani hanno già dato, e tanto ancora dovranno dare per proteggere chi i soldi ce li ha già, come lui ha stabilito si dovesse fare.


Gesù Nazareno, 
liberaci dal tuono e dal baleno, 
e, già che siam pronti, 
liberaci - ma presto - anche di Monti.


Gianni Greco

lombradeldubbio@gmail.com


domenica 9 dicembre 2012

MONTI VA. MA CHE C'E' STATO A FA'


Finalmente se ne va. Tardi, molto tardi, decisamente troppo.
Meglio sarebbe stato che non fosse mai arrivato.
Se ne va lasciando un'Italia più povera e allo sbando. Poco importa che all'estero ci abbia rappresentato più degnamente del suo predecessore, ma solo per la figura compassata, i modi british e la grigia storia sessuale.

Per fortuna della mia tanto amata coerenza - basta leggere gli articoli di questo blog da un anno a questa parte - ho fin dal principio fortemente osteggiato Monti, che iniziò subito male, malissimo, taglieggiando i poveri, da vero signorotto medievale intento a spremere fiorini a destra e a manca, non importa a chi e come.
Cosa ha dato in più all'Italia? Disoccupazione, debiti, fallimenti, suicidi, aumenti dei prezzi.
Grazie, caro. Caro nel senso che ci sei costato tanto.
Vattene.

Il rischio è che, come una mignatta, il tristo soggetto resti attaccato al povero corpo piagato del nostro Paese per potergli succhiare altro sangue.
Potrebbe farlo come Presidente della Repubblica. E abbiamo imparato a nostre spese quanto l'inquilino del Colle sia tutt'altro che una figura meramente rappresentativa: le pessime prove del "comunista" Napolitano ce ne danno la mesta misura.
Potrebbe farlo come candidato per un centro di miliardari, e gli italiani potrebbero essere così imbecilli da votarlo, pure.
Il pericolo quindi non è ancora passato.

A questo punto, con Berlusconi di nuovo in campo e tutte le incognite del caso, forse si apre uno spazio più consono per Renzi, che potrebbe rottamare stavolta anche il Conte Dracula e dare un fattivo aiuto a una rinascita italiana tanto più difficile quanto più deboli saranno i picconatori.

Largo quindi ai Grillo e ai Renzi, adesso: Bersani, Vendola, l'inutile Casini e compagnia brutta ne prendano atto e non si chiudano in uno sterile recinto partitico. 
E' il momento di aprire gli steccati e lasciare liberi i cavalli. 

Stampede!

http://www.youtube.com/watch?v=Y0rTFMlUF2A

(Wikipedia: stampede is an act of mass impulse among herd animals or a crowd of people in which the herd (or crowd) collectively begins running with no clear direction or purpose).


Gianni Greco

lombradeldubbio@gmail.com


giovedì 6 dicembre 2012

LA PASSERA IGNORANTE


Sentire un importante ministro (tecnico) della Repubblica insultare la lingua italiana in diretta Rai, e constatare che nessuno degli ospiti, e tantomeno il conduttore, si sogna di correggerlo anche quando lui insiste con un ulteriore "soddisfacerebbe", dà un triste segnale per il presente e per il futuro della nostra povera Italia. 

Perché questo banchiere in futuro vuole restare a violentare ulteriormente la nostra lingua. 
E siamo costretti a sperare che si limiti a quella.

La cosa non mi SODDISFEREBBE affatto.

Gianni Greco


mercoledì 5 dicembre 2012

LEGITTIME DOMANDE DUBBIOSE

1








    ????????????????
2










    ????????????????
  ?
Stamani mi sono svegliato con questi due impellenti interrogativi a cui come risposta, mi rendo conto,
 potrà esserci solo la santa rassegnazione.

Gianni Greco


domenica 2 dicembre 2012

PERDERE FA BENE A RENZI


"Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere come vuoi e quando vuoi...", argomentava Lucio Dalla in un remoto Sanremo degli Anni '60. 
E già cantava per Matteo Renzi.

Perdere fa bene a chi è abituato a vincere sempre, dalla Ruota della Fortuna in poi.
E' vincere sempre che fa male, che dà cattive abitudini.
Lo prova il discorso finale di Matteo Renzi, il migliore di tutta la sua campagna elettorale, malgrado lo stile Papa Giovanni: ecco, già la sconfitta sta facendo il suo effetto. 
Matteo è migliore di quanto era ieri, quando ancora sperava nella vittoria.

Io so che lui arriverà alla vetta, ma sapevo anche, e l'avevo scritto, che non era ancora il momento.
La sconfitta tempra, e uno che vale sa metabolizzarla, usarla, portarla dalla sua parte.

Matteo vale. E adesso vale di più.

Ma ora forza, Renzino, fai qualcosa di bello per Firenze.
Grazie.

Gianni Greco

lombradeldubbio@gmail.com

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Dal mio precedente articolo:

"Si prevede un grande futuro per il verboso giovane, ma pare che il presente ancora non gli appartenga. Del resto io gli preconizzai la Presidenza del Consiglio entro 10 anni, ed eravamo nel 2009. C'è ancora tempo. Il 2019 è molto oltre la fine del mondo, maremma mayala!".

giovedì 29 novembre 2012

BERSY-RENZY: DUELLO ALL'OMBRA


Non siamo mica gli americani... 
Lo diceva tanto tempo fa un Vasco Rossi profetico, e questa asserzione è ancora valida dopo 33 anni.

Ma i nostri politici forse non ascoltano il Blasco, e accettano sfide volute da televisioni voraci che malgrado la grande e lunga storia d'Italia guardano sempre di più ai giovani Stati Uniti d'America, a quel Nuovo Continente, né carne né pesce se messo a paragone con la cultura di chi l'ha scoperto.
E allora via, confronto all'americana. 
Go! 
Solo che... non siamo mica gli americani!

Questo tipo di confronto sembra fatto apposta per uno dei due contendenti, sfacciatamente ispirato ai modi d'oltreoceano, dagli slogan alla parlantina, fino ai colori usati sul camper, quelli della bandiera a stelle e strisce.
L'altro, che al contrario mantiene le più caserecce caratteristiche italiche, si lascia tuttavia ugualmente coinvolgere in un colorato circo in cui non si trova esattamente a proprio agio. 
E il solo fatto che abbia accettato - lui in vantaggio - di affrontare un avversario più verboso e scattante sul suo terreno, ne fa un coraggioso. 
Di più: un temerario.

Effetto: lo scontro avviene tra un bonario fattore di campagna e uno sputacchiante venditore televisivo.

Ma non siamo a Telemarket, questa è la Rai, che per sembrare ancora più americana mette a condurre il rodeo una donna coi ciuffi sul viso.
Yippy yé...

Inizia lo spettacolo, e lo spettatore assetato di sangue è teso a cercare di capire chi dei due vince e chi perde.
Vogliamo cercare di capirlo anche noi?
Ok, baby!

La cosa basilare da prendere in considerazione è la quantità. Di tempo? No, di parole.
Perché l'errore che si fa in questi casi è dare lo stesso tempo a tutti. Ma se uno in due minuti dice 1000 parole e l'altro 500, lo scontro è falsato.
So di dire qualcosa di inedito, e questo mi garba parecchio: amo stroncare, ma anche e soprattutto proporre, possibilmente cose inattuabili.

La mia proposta:

Annullare il tempo e contare le parole. 
Dare 1000 parole a intervento e spengere il microfono al raggiungimento della cifra. 
Poi le parole possono essere anche 2000 o 3000, non importa, però uguali per tutti. 

Ci sarà pure un mezzo per effettuare il conteggio. Oggi si può far tutto.
Solo così - a mio modo di vedere - si raggiungerebbe la parità di trattamento.

Infatti un Renzy che spara parole all'impazzata secondo il copione imparato a memoria riesce a ficcarne molte più di un Bersy improvvisatore nella testa degli spettatori.

So già che la mia proposta rimarrà del tutto inascoltata, e anche questo mi garba: amo fare il genio incompreso.

Alla luce della precedente considerazione, e delle pagelle date dai media il giorno dopo, si può giungere alla seguente conclusione: la sostanziale parità dei due avversari, conseguita malgrado la differenza di peso-parole, dà la vittoria al buon fattore di campagna.
Infatti il capelluto venditore televisivo, che avrebbe dovuto mangiarsi vivo il calvo paesano, non è riuscito, sul proprio terreno, a metterlo allo steccato.
Ha usato il triplo di parole per infine pareggiare. E poi si sa che un pareggio premia sempre chi tiene il banco, in questo caso il titolare della fattoria.
Insomma, il venditore non è riuscito ad ammollare i tappeti al contadino. E, diciamo la verità, che se ne fa di tappeti un fattore?

Si prevede un grande futuro per il verboso giovane, ma pare che il presente ancora non gli appartenga. Del resto io gli preconizzai la Presidenza del Consiglio entro 10 anni, ed eravamo nel 2009. C'è ancora tempo. Il 2019 è molto oltre la fine del mondo, maremma mayala!


(That's all, Folks!)

Gianni Greco

lombradeldubbio@gmail.com

mercoledì 28 novembre 2012

SOLO I RICCHI CAMPANO



Chi non ha soldi può anche morire, è solo un peso per la nazione, chi se ne frega di un povero in meno? 
Ma tutti andrebbero eliminati. 
Certo non possiamo metterli al muro o tagliar loro la testa, troppo grossolano. No, lasciamo che siano le malattie a decimarli. Così solo ricchi, banchieri, finanzieri potranno popolare una Italia rinnovata, finalmente libera da quegli straccioni indecenti che ci fanno fare tante brutte figure all'estero.



La difesa della razza. Era il titolo di una meravigliosa rivista che propugnava la superiorità dalla razza ariana. 
Oggi chi potrebbe essere il modello a cui attenersi?
Ma lui, Mario Monti: bianchissimo, slanciato, serio, affidabile, e soprattutto ricco e amico dei ricchi.
A lui dobbiamo ispirarci, e seguire ogni sua mossa per tentare di emularlo.
E quanto ha ragione il bianco sacerdote dell'euro quando dice: "La sostenibilità futura del servizio sanitario nazionale potrebbe non essere garantita"
Ottima notizia per noi che nuotiamo nell'oro e che non abbiamo problemi a pagarci le migliori cliniche. 
Ne siamo davvero entusiasti!

E basta dire che il nostro sistema sanitario è uno dei migliori al mondo e che in Italia l'assistenza è garantita a tutti! 
Ma tutti chi? 
Vogliamo forse confrontare i ricchi, belli e dorati, con la massa grigia e petulante che non fa che chiedere diritti senza ottemperare ai doveri?
E il dovere è quello di pagare.
Non possono? Non arrivano alla fine del mese? Si ammalano per l'inquinamento industriale?
Ma che vadano tutti in malora!



Privatizziamo la sanità, diamo la salute a chi se la merita, tutti gli altri lasciamoli alla loro sorte.
Certo, ci vorranno anni, ma ci arriveremo, allo sterminio. 
E già che ci siamo annulliamo la libertà di stampa e di opinione, ma di più: legalizziamo l'eutanasia per povertà: quella gliela diamo gratis. 
Contenti, pezzenti?

Quello che avete letto è stato scritto in assoluta sincerità e fiducia nella nuova razza nascente, che trionferà sulla carne marcia dei puzzolenti miserabili che impediscono alla nostra cara Patria di tornare agli antichi (ne)fasti.


Viva i ricchi, viva la salute, viva l'Italia!


In fede, il vostro veritiero


Pinocchio



Ehm... Gianni Greco

martedì 20 novembre 2012

ANALISI DELLA DIALETTICA RENZIANA




Dal 1977 le parole (parlate, scritte, cantate) mi danno da vivere, e credo di poter esprimere un parere sull'eloquio di chicchessia. 
In questo caso di Matteo Renzi, soggetto molto interessante sotto il punto di vista mediatico, onnipresente sugli schermi televisivi e continuamente con la bocca aperta. 
Indipendentemente da quello che dice, voglio qui soffermarmi su come lo dice.

Matteo dimostra una capacità colloquiale notevolissima, unita a enorme forza d'animo, smisurata autostima e incredibile resistenza fisica. Questo gli permette di parlare "a macchinetta" senza stancarsi né fermarsi per lunghi lassi di tempo. 
Ma quanto è efficace la sua dialettica? 
Vediamo. 
La prima impressione conta sempre molto, e a essa io sempre mi attengo, almeno all'inizio.

Voce: stridula, a volte gracidante, non certo attraente. Sono i portatori di timbri vocali simili che cercano di supplire con un maggior effluvio di parole, e Renzi lo fa, non potendo contare su toni accattivanti, pause a effetto, profondità di timbro.

Velocità: pazzesca, eccessiva, da multa (ne ha prese anche in auto...).

Prontezza: estrema, forse perché non ha ancora trovato qualcuno che sappia inchiodarlo e lasciarlo senza parole.

Correttezza lessicale: discreta, anche se cade spesso in bruttissimi: "Io sono uno di quelli che dice...", che mi fanno accapponare la pelle e le palle.

Varietà: limitata. Forse è inevitabile che uno che parla così tanto si ripeta anche così tanto. 
E non è solo la sua varietà lessicale a essere limitata, ma anche quella argomentativa.

Spontaneità: solo apparente. Si sente lontano un miglio che tutto ciò che dice è preparato, studiato, approvato dai suoi spin-doctors e dal suo non indifferente ego.

Risultato: la primissima impressione è più che altro positiva. Uno si dice: ma guarda quanto è bravo, sicuro di sé, dinamico, che belle cose dice...
Poi, quando ha smesso di parlare, lo stesso ascoltatore si chiede: cos'ha detto? E difficilmente gli è rimasto in mente qualche suo concetto, a parte la rottamazione. 
Giusto gli slogan rimangono.

C'è un motivo, anzi, più d'uno: troppi concetti, e troppo veloci. 
Ma se riesci a inseguirlo in tutti i talk-show tra cui a ritmo pazzesco rimbalza come la pallina di un flipper, mentre parla ti accorgi di aver già sentito quel concetto, quella frase, in almeno un'altra occasione. 
Si ripete, Matteo, e spesso con le stesse identiche parole, evidentemente studiate a tavolino. Un vizio dobbiamo dire piuttosto berlusconiano.
Non ha calcolato, il nostro indefesso oratore, che presentandosi in più programmi anche nello stesso giorno, dovrebbe saper dire cose diverse ogni volta, perché, chi più chi meno, i telespettatori di quel tipo di trasmissioni sono sempre gli stessi.

Giudizio finale: Matteo Renzi è un furbo (oltre che un turbo) della parola. 
Sicuramente pensa di essere il più ganzo di tutti, e trova terreno fertile nello smorto panorama televisivo/politico attuale. Ma la sua arma può ritorcerglisi contro. A volte un concetto semplice, espresso con poche e chiare parole funziona di più di un fiume in piena.
Lui parla in maniera torrentizia, poi arriva un Bersani qualsiasi e con un "Oh, ragassi..." lo batte alle primarie.

Consigli: calma, Matteo, dai più peso a quello che dici, rendi più preziose e meno inflazionate le tue parole, rallenta un po' il ritmo: chi ascolta non solo capirà meglio, ma ti darà anche più importanza. E' l'autorevolezza naturale che ti manca. Hai accanto personaggi molto esperti in mediaticità, strano che non te l'abbiano già raccomandato.

Ultimo consiglio: Matteo, ma fai come cazzo ti pare, forse hai ragione tu!


Gianni Greco



venerdì 16 novembre 2012

CI PRUDE IL CULO


Che periodo di merda!
Siamo in quel limbo viscido che sta fra una cacata e l'altra. Quel momento in cui non sai se e quando ricacherai.
Ma il puzzo è insopportabile, e il culo frizza per le dure e abbondanti deiezioni passate, col terrore che le prossime siano ancora più dure e squarcianti.

Il governo tecnico che ci ha sbranato lo sfintere volge al termine dopo aver dato il colpo di grazia a un'Italia che non è riuscita a risollevarsi, anzi, si è affossata ancora di più. Migliaia di aziende hanno chiuso, la disoccupazione è vorticosamente aumentata, aumentano i veri poveri, ma in compenso si arricchiscono i furbi ricchi.
Chi dorme in baracca e chi costruisce nuove filiali di banche, dappertutto.
E' un mondo di vera, soda, puzzolente merda.

Chi lavora sgobba, paga le tasse e si ritrova una pensione misera. Chi governa partecipa a cene sontuose, ha ogni beneficio e nega aiuto ai disabili. Una Fornero che al malato di SLA dice che lui non sa quanto sia dura la vita di un ministro è il quadro della situazione.
Un quadro dipinto con la merda.

E chissenefrega se questi sono discorsi qualunquistici... Viva il qualunquismo, siamo gente qualunque, infine!

Sulle strade e nelle piazze si protesta, anche vigorosamente, e i malpagati poliziotti, il cui capo guadagna 600.000 euro l'anno, si impegnano a manganellare a casaccio, colpendo anche chi è già a terra. Dovrebbero mettersi dalla parte di chi stanno picchiando, ma, comandati, ne approfittano per sfogare così le proprie frustrazioni.
Dai palazzi del potere scendono i lacrimogeni: non si era mai visto. Hanno paura, sono armati, pronti a sparare su chiunque valicasse le sacre soglie.
E' questo il bel rapporto che le istituzioni hanno saputo creare col popolo che dovrebbero amministrare, e non vessare. Un rapporto di merda.

E al termine di questo limbo merdoso cosa ci aspetta? Un governo politico, fatto di incompetenti, visti i risultati ottenuti fino a oggi.
Tutti impegnati nel gioco delle primarie, falsi e occhieggianti la telecamera che li sta inquadrando, si preparano alla prossima cacata.
E noi qui a grattarci il culo.

Ma... e se cacassimo loro addosso cinque belle, merdose, dure, appuntitissime stelle?

Glob! Splash!!! Ahhhhhh...

Gianni Greco

venerdì 2 novembre 2012

SIAMO TUTTI PROVINCIALI


Ma guarda se con tutti i problemi d'Italia dobbiamo scassarci le palle sugli accorpamenti...
Eppure l'argomento acchiappa, tocca ognuno di noi, perché da quando siamo nati ci troviamo dentro una provincia, retaggio napoleonico che ha moltiplicato i campanilismi, come se non ne avessimo già abbastanza.
Quindi parliamone, è come un gioco, giochiamo.



L'hanno chiamato "riordino", ma a volte quando si ordinano le cose poi non le troviamo più, abituati al nostro atavico disordine.
E così, invece di abolirle tutte, come sarebbe stato ragionevole fare, questo governuccio ha una volta di più scelto la via di mezzo. 
Peccato che non l'abbia mai scelta quando c'è stato da tassare i più deboli...

Fatto sta che, per puro senso di "appartenenza", noi, popolo di tifosi assatanati pronti a ingiuriare anche i morti purché della squadra avversaria, ci siamo gastricamente incazzati se la nostra provincia è stata situata tra le accorpate.
Che provinciali che siamo!


Prendiamo l'esempio della Toscana (non a caso: è un fiorentino che scrive), la regione più accorpata d'Italia, in cui sono state messe insieme nemiche giurate come Pisa e Livorno, Prato e Firenze, Siena e Grosseto, lasciando sola soletta la dorata Arezzo. 
Non l'avessero mai fatto!

Il sindaco di Prato rilascia interviste seduto sul water: forse perché la sua provincia è una cacata?
In effetti vent'anni fa, quando fu proclamata, ne sentivano la necessità (psicologica) solo i pratesi, da sempre complessati per la troppa vicinanza con Firenze: loro volevano cancellare il FI dalle loro targhe automobilistiche, e fu comico constatare che l'unica combinazione possibile fosse PO. Due macchine pratesi affiancate facevano POPO'... Da qui la cacata e il water. 
Ma da noi si usa dire cacata anche di una cosa piccola e inutile. Infatti la provincia di Prato è piccolissima, tutta sgraffignata a Firenze, e soddisfa solo l'orgoglio dei pratesi, mentre il contado si sentì da subito deprezzato per l'evidente caduta di prestigio.


Io all'epoca imbastii una feroce campagna radiofonica contro questa scelta del tutto forzata, malgrado la mia radio avesse sede proprio a Prato pur lavorandoci dentro tutti fiorentini. 
In quel periodo tuonavo contro l'orribile pensilina della Stazione S. Maria Novella, appena costruita, e contro la nuova provincia pratese, che aveva rubato a Firenze ville medicee e tombe etrusche, patrimonio artistico, storico e culturale che con Prato niente ha a che fare.
Dopo 20 anni ho avuto la soddisfazione di assistere all'abbattimento di quella orrenda pensilina, e ora di quella inutile provincina, due cose che speravo di vedere nell'arco della mia vita. E ce l'ho fatta.
Posso dirlo? Avevo ragione!
Oh!



In ogni caso questa scelta governativa "irreversibile" è un pasticcio che accontenta pochi e scontenta molti. Se io posso ritenermi soddisfatto, capisco i tanti che si vedono accorpati a corpi indesiderati.

Penso ad altri accorpamenti, molto più consoni e naturali, e invito anche gli incazzati a fare altrettanto.
Ma su, via...



Accorpiamoci!!!
... No?

Gianni Greco


domenica 14 ottobre 2012

HOTDOG DI RENZI


Con la sua plateale discesa in camper Matteo Renzi, l'instancabile fiorentinaccio di Rignano sull'Arno, è diventato l'uomo più rammentato d'Italia. Dai tempi di Berlusconi mai nessuno era stato così nominato nei bla bla bla televisivi e giornalistici in genere.
Servizi su di lui a cascata, immagini della sua camicia bianca, dei suoi slogan azzurri, del suo camper bianco... Il rosso del nome serve solo a completare i colori della bandiera americana. 
Più centrodestra che sinistra, l'opinione pubblica sussurra da sempre.



I sondaggi lo hanno reso un temibile avversario per il più moscio Bersani, alcuni di essi in certi momenti lo hanno dato addirittura in testa. 
Il livornese Vernacoliere ha titolato: "Pipiritto contro Pallemosce", con evidente riferimento alla sua capelluta, eretta gioventù in contrapposizione alla declinante calvizie bersaniana. 
Tutto nei canoni della comunicazione.

Poi è successa qualcosa.
Pipiritto si scontra con Pallesode, che non sopporta di essere rottamato dall'ultimo venuto, e che gli vaticina persino (smentendo poi) che "si farà male".
Come se non bastasse, il fiero Pipiritto entra in conflitto anche con Pallerotte, con cui prima si schiera e da cui poi si dissocia, il quale gli dà di Obama dei poveri, come piccola e povera sarebbe la città di cui è sindaco.

Avvertimenti mafiosi, disprezzo per una città sicuramente più piccola di New York, ma tanto più ricca di arte e storia di tutti gli Stati Uniti e il Canada messi insieme... 
Insopportabili reazioni da parte di personaggi pubblici e rappresentativi.


Potrebbe essere la carta vincente per Pipiritto, anche perché i due figuri non brillano certo per simpatia.
E invece succede il contrario: improvvisamente i riflettori si spengono sullo sfasciacarrozze, e anche i sondaggi cominciano a darlo in preoccupante calo.
Cos'è successo? Mistero.
Forse colpa della sovraesposizione renziana, forse invece conseguenza di disposizioni occulte giunte ai media da parte del potere politico-economico rappresentato da Pallesode e Pallerotte.

Ed ecco che il povero sindaco della povera città si trova all'improvviso in penombra, e oltretutto nemmeno supportato nell'onta dell'offesa dalle istituzioni nazionali che ben si guardano dall'insorgere a difesa della più bella città d'Italia, profondamente ferita da un misero e indebitamente ricchissimo venditore di automobili.
Qualcosa non quadra... oppure invece quadra benissimo.

Certo Pallerotte non venderà più un'auto a Firenze, ma che gliene frega? 
E Pallesode, che sembrava voler abbandonare la politica, invece continuerà a sbattercele sul muso proprio perché "offeso" da Pipiritto, e deciso a restare per pura ripicca, dice lui.

Ma Pipiritto ha molte frecce al proprio arco, compreso l'apporto di Pallemediatiche, famoso patron dell'Isola dei Famosi, acquistato per l'occasione. 
E l'improvviso abbandono autorottamante di Palleveltroniane sembra studiato apposta per rilanciare il vivace Pipino.
Staremo a vedere, come dice sempre il noto conduttore di TG Pallementane.



In mezzo a tutto ciò, noi che dobbiamo fare?
Ma lo sai cosa? Addentiamo questo strano hotdog, mastichiamolo e deglutiamolo.

Tanto poi va finire tutto in merda.

Gianni Greco

mercoledì 10 ottobre 2012

BUIO PESTO. LA MALAVITA RINGRAZIA



Il buio che ci aspetta di notte nelle nostre città è l'esatta immagine del momento che stiamo attraversando e dei ceffi che ci stanno governando.
Affamati di miliardi da rastrellare dovunque circoli un solo euro ora hanno pensato bene (male) di spengere le luci o buona parte di esse nottetempo.

Bravi! Spero ardentemente che qualche malintenzionato, godendo di questo privilegio, vi assalga per derubarvi e mettervi parecchia cacca al culo.
Ma non vi succederà, avete le scorte, brutti mantenuti da noi, spengete quelle, ché si risparmia di più!
Sarà rapinato qualche vecchietto, invece, tanto a voi che vi frega?

Ma dalla stessa nefasta riunione governativa sono uscite fuori altre perle da dare ai porci (se le fanno e se le mangiano). 
In un impeto di generosa pietà hanno pensato di ridurre l'irpef, odiosa tassa sulle persone fisiche che a volte fa pensare a quanto sarebbe stato meglio non nascere. Ridotta di un punto. 
Mah, sì, è già qualcosa.
Senonché, contemporaneamente, si è deciso di aumentare, sempre di un punto, l'IVA.
Ma che ci pigliano per il culo? Sì, decisamente.

Se hanno deciso così vuol dire che ci guadagnano sempre loro e ci rimette comunque il cittadino.

Sono stufo di questi giochini, persino Celentano mi sembra più saggio nei suoi sermoni, persino Beppe Grillo mi appare più eroico nella sua nuotata sessantaduenne.

Cosa aspettiamo a fare uscire dalle loro tane questi topi? Cosa aspettiamo ad abolire ogni posizione di privilegio sia locale che nazionale per ristabilire quel senso di giustizia sociale e penale che abbiamo smarrito da tempo?
Le elezioni, aspettiamo.
E dalle elezioni cosa ci aspettiamo, solo facce nuove o anche e soprattutto aria nuova?

Apriamo le finestre, qui c'è puzzo di scorregge.

Gianni Greco

sabato 29 settembre 2012

DOPO MONTI ANCORA MONTI? VOTO GRILLO!


Si parla di un secondo incarico al Presidente Monti.
Presidente di che? Presidente di chi?
Delle banche forse, non certo del popolo italiano, che non l'ha votato.
E dopo il massacro a cui ha sottoposto l'intera nazione c'è qualche bischero che ancora lo vorrebbe.
La sua incapacità (o malafede) è pari al suo "prestigio" in Europa.
No, caro, io non ti voglio più.

Faccio una proposta, perché non amo criticare senza proporre: mandiamolo... non affanculo, via, come siete volgari... Mandiamolo in Europa, così ce lo leviamo dai coglioni! 
Come? Semplice: inventiamogli un nuovo ruolo, tipo "Ministro delle facce credibili", e spediamolo permanentemente nel consesso europeo a far finta di essere rappresentati da una persona seria.
Noi qui intanto si cerca di leccarci le ferite e riparare i danni che questa faccia con le mosche ha fatto.

Ho però paura che le cose non andranno così, e che, non raggiungendo con le elezioni una maggioranza stabile, questi merdosi papponi si metteranno d'accordo per riavere il pessimo Mario a capo e a protezione delle loro sporche e indegne ricchezze.
E allora basta!!!

A tutto fuoco: se non si può ricostruire, meglio distruggere, radere al suolo. Non il povero e tartassato popolo italiano, già rasoterra, ma quella cazzo di casta che attraversa politica e finanza, e che da sempre è specializzata nel buttarcelo nel culo.

Io, come è noto, non voto dal 2001, e la mia intenzione sarebbe stata di saltare anche la prossima consultazione elettorale, ma in questo periodo, colmo di ruberie e mascalzonate di ogni tipo sia a livello nazionale che locale, sto maturando una decisione che probabilmente mi riporterà in cabina con una matituccia in mano a fare una croce... sulle 5 stelle di Beppe Grillo. 
Ma sì. 

E vaffanculo!!!

Gianni Greco

domenica 16 settembre 2012

RENZI SECONDO ME IL 25 LUGLIO 2011



Nel 2011 scrivevo per Tiscali su Firenze e le sue problematiche. Mi capitò di fare un articolo su Matteo Renzi, che qui riporto fedelmente, copia e incolla.
Alla fine dirò se sono ancora d'accordo con me stesso.
Preciso solo che il titolo non è mio, ma tiscaliano (perché non mi piace).

Matteo Renzi sindaco star nazionale e divo del momento. Già, ma i fiorentini?

di Gianni Greco

E’ il divo del momento, il nome che più di ogni altro sboccia sulla bocca dei fiorentini, a volte affettuosamente elaborato: Renzino, I’ Bambino, Matteino, Ciuffettino, altre maliziosamente ribattezzato: Mister Bean, Bamboccio, Lischino, Spendaccino, Berluschino… Non gli perdonano la visita ad Arcore, ma lo fanno in maniera bonariamente arguta. Spesso lo apostrofano Silvio Renzi. Nessuno a Firenze usa il termine ‘rottamatore’, quello viene lasciato all’intera Nazione, che secondo l’opinione comune lo aspetta. E non dovrà aspettare molto, i fiorentini ne sono sicuri.

Intanto Matteo gira come una trottola tra un talk-show televisivo e l’altro, dai politici ai salottieri, fino a quelli satirici o di varietà: non se ne è fatto scappare uno. Su questa esposizione nazionale i fiorentini si dividono, con una certa prevalenza di chi è convinto che un Sindaco debba stare e agire nella propria città. Ma Matteo è strabiliante: riesce ad essere dappertutto, rimbalzando da una cerimonia a un’inaugurazione, da un incontro internazionale a una scuola, da un colloquio con i cittadini a una seduta in Palazzo Vecchio, da una festa di quartiere a una demolizione. E nel frattempo vola nei vari studi televisivi nazionali. Ce la fa. La sua ubiquità sfida quella di Sant’Antonio, la sua energia è quasi mussoliniana (e qualche ‘Fantozzi’ degli uffici comunali non disdegnerebbe il paragone). Grande energia fisica, buona salute, moto perpetuo, volontà incessante, autostima alle stelle. E gioventù spavaldamente sbandierata. Quasi tutti ritengono che abbia l’ambizione di arrivare molto in alto, e che Firenze sia solo il suo trampolino di lancio. Alcuni sembrano andarne fieri, altri però storcono il naso: vorrebbero forse averlo come Sindaco per altri cinque anni dopo il primo mandato… Carcerieri! Una misera (sia pur splendida) città sta stretta al giovane leader. Sì, ma il dopo-Renzi, che inevitabilmente arriverà, come sarà per Firenze? I fiorentini, anche i più critici, ormai bene o male assuefatti ai ritmi renziani, solo a pensarci vengono assaliti da acute crisi di kenofobia.

Io, personalmente, contando sul fatto di aver avuto un giovanissimo Matteo come ascoltatore radiofonico, cresciuto ascoltandomi e… apprendendo, gli preconizzai, appena fu eletto Sindaco, un futuro da Presidente del Consiglio al massimo entro 10 anni. La sua risposta fu, da fiorentinaccio: “Sie, vien via, caso mai Presidente di’ Consiglio Comunale di Rignano!”, citando il proprio paese d’origine. Ma non mi ha fregato con quella battuta, so dove vuole arrivare, e sono contento che ci arrivi. Firenze, che lui sicuramente ama, non potrà che avere dei benefici con un Renzi a Roma. Oltre al resto d’Italia, ovviamente.

Ha molti fans, Matteino, persino nella parte politica avversa, anche se a volte tra i suoi collaboratori corre il terrore. Infatti a livello operativo pare sia un osso duro per tutti: ho visto gente sbiancare con lui al telefono. Ma è normale che uno che ha due o tre marce in più esiga dagli altri almeno una marcetta. Lui è avanti: subito 100 punti, poi 100 luoghi… poco importa che punti e luoghi rimangano in parte inaffrontati, lui è già oltre, pedonalizza, sbaracca le bancarelle, pensa al futuro… E’ un uomo che coniuga continuamente il verbo ‘fare’, o, secondo molti, ‘farsi vedere’, e questo appare anche di più se lo si confronta con chi lo ha preceduto (vox populi).

Matteo c’è. Sebbene tanti problemi di Firenze siano ben lontani dall’essere risolti, soprattutto in materia di degrado, lui di cose ne fa, anche a rischio di sbagliare, e se non le fa tutte ne fa sempre più in un anno di quante ne siano state fatte prima in dieci. Questa è la percezione. La ventennale orrenda pensilina della stazione, odiata da tutti, l’ha o non l’ha buttata giù in pochi giorni? Al contrario qualche volta ha barcollato, ad esempio sulla ‘Stazione Foster’, faraonico e in gran parte inutile monumento all’Alta Velocità: prima no, non si deve fare, poi, beh… boh… Alla fine si fa. E una larga parte della città, destinata a viverci sopra, gli si rivolta contro, così come i commercianti e gli albergatori, che lui ha apertamente sfidato, ciò che nessuno prima aveva osato fare in una Firenze storicamente bottegaia.

Arroganza? Sfrontatezza dovuta all’età? Incoscienza? Coraggio? Fatto sta che Matteo Renzi appare agli occhi dei fiorentini (e non solo) come l’Uomo Nuovo, e probabilmente lo è. Una delle sue frasi preferite è “Mi metto in gioco”. E la Ruota della Fortuna, c’è da scommetterci, girerà ancora dalla sua parte.

25 luglio 2011

Riscriverei parola per parola quanto scritto oltre un anno fa?
Sicuramente no. Alla luce di qualche delusione locale più recente e dell'attuale campagna elettorale "americana" del Sindaco, cambierei qualcosa, aggiungerei, toglierei, integrerei, attualizzerei. Ma questo potrà essere oggetto di un prossimo, dubbioso articolo. 
In ogni caso quanto scritto sopra corrisponde a verità, e le previsioni si sono fin qui puntualmente avverate.
Sono stato troppo buono?

La prossima volta sarò un po' più merda.

Gianni Greco