Chi non dubita non cubita


mercoledì 30 novembre 2011

FURBI E COGLIONI: CHI RUBA SCATOLETTE E CHI MILIONI

Una notiziuccia, di quelle che vanno e passano cento volte sui nostri giornali...
Niente di importante, cosa vuoi che sia? 
Siamo troppo impegnati a pensare agli affaracci nostri per soffermarci sul disagio sociale che proprio gli affaracci di qualcuno provocano.

Come ha chiuso la borsa? A quanto è lo spread?
Ma chi se ne frega, quando la borsa è vuota e se lo spread manco sappiamo cosa sia. 
Se non abbiamo niente da mangiare, se si è costretti all'umiliazione del rubare.


Si traccheggia sulla cosiddetta 'patrimoniale', si ha paura di far storcere il naso ai ricchi.
Ma andate tutti a fare in culo!
Aiutate chi ha veramente bisogno, affamato dal vostro sistema di merda, che lascia indietro chi non è furbo e porta avanti solo chi è stronzo.

Cominciate dagli ultimi, e sarete i primi.

Gianni Greco

martedì 29 novembre 2011

LAVORARE FA MALE

"Io lavoro e penso a te...".
Basta una frase per descrivere il dramma di chi lavora: sta facendo una cosa desiderandone un'altra. 
Il lavoro non ti fa trombare, per esempio, a meno che tu non sia una pornostar, un gigolò o una puttana. E quando esci dal tuo luogo di dovere non è detto che il piacere sia lì che ti aspetta a cosce aperte. Magari mentre tu lavoravi le ha aperte a qualcun altro.


Tutti vogliono il lavoro, perché per come va oggi il mondo lavorare è l'unico modo di guadagnarsi onestamente i soldi per vivere. Vivere cosa, la propria vita o quella dell'azienda per cui si lavora? E quand'anche l'azienda fosse nostra, perché deve essere più importante della vita stessa?


Quante ore, giorni, mesi, anni, decenni si regalano a qualcun altro in cambio di miseri compensi? Miseri, qualunque sia la loro entità, perché niente può valere più della libertà.
Ma siamo arrivati al punto che la libertà possiamo concedercela solo se ci ballano in tasca i lilleri, perché, come si dice a Firenze, senza lilleri un si lallera.
Quel briciolino di tempo libero che ci si ritaglia tutti insieme nelle stesse ore, per lo più stanchi e delusi dalla noia quindi spesso inclini allo sballo, non è la libertà, diventa un altro lavoro.


La maggior parte delle persone lavora senza soddisfazioni, odiando il proprio datore di lavoro e il luogo del martirio, trovandosi in un eterno sabato del villaggio.
Kafka spostava di un giorno la questione, ottenendo gli stessi risultati di Leopardi: "Tu sei destinato a un grande lunedì... Ben detto, ma la domenica non finisce mai". Grandioso.


I disoccupati si lamentano, i precari si lamentano, i lavoratori si lamentano... Alla fine gli unici a non lamentarsi sono i barboni, quelli che hanno scelto la libertà senza vincoli, senza compromessi, e accettano una vita disagiata e randagia, ma del tutto priva di obblighi. 
Sia ben chiaro, questo non è un inno al clochardismo, anzi, non è un inno a nulla, restando un discorso senza alcuna costruttività. Diciamo l'utopia di un puro, che vorrebbe una vita piena e senza doveri se non quelli della normale convivenza tra esseri umani, che vorrebbe l'amore come primo valore in ogni cosa, in ogni azione. E che se lavoro dovesse esserci lo vorrebbe solo e unicamente di completa soddisfazione del lavoratore, o niente.


Tu, se non sei un fottuto parlamentare, lavori tutta la vita per una pensione da fame, e una volta uscito dal giro lavorativo ti senti sperduto, quasi fuori posto. E trombi sempre meno.
Se qualcuno ti domanda cos'hai fatto nella tua esistenza rispondi: "Ho lavorato". E' la prima cosa che ti viene alla mente. Così come in TV chiedono sempre ai concorrenti dei quiz: "Lei cosa fa nella vita?". La risposta è invariabilmente il tipo di lavoro. Perché per vita si intende il lavoro. Mai nessuno che risponda: "Mi diverto", oppure: "Vivo". 


E un giorno muori. E cos'hai vissuto a fare? Quanto prezioso tempo ti sei fatto rubare?
Forse all'ultimo istante te ne rendi conto.
Tardi.


Questo scritto scriteriato se può servire a qualcosa è a godere di un momento speciale che sembra normale, alzando più spesso gli occhi al cielo, e precipitandoli più spesso nel profondo dell'anima, smentendo l'amara e splendida constatazione di Ennio Flaiano, secondo cui "i giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei. Gli altri fanno volume".


Riempilo più che puoi, finché puoi, il tuo volume.


Gianni Greco

lunedì 28 novembre 2011

CANE CHI SPARA


Mentre da noi circola la bufala di una tassa sugli animali domestici, che poi tanto bufala non è perché la paghiamo già, con l'IVA al 21% sul cibo per animali contro il 10% del resto d'Europa, giunge notizia dalla (fin troppo) vicina Romania che laggiù è data a chiunque licenza di uccidere i cani, divertendosi con profitto a sparare a quello che noi (ingenui?) chiamiamo l'amico dell'uomo.


Per loro l'amico è il nemico, e i miei dubbi mi portano a pensare che quella gente di amici non ne abbia.


Hanno lasciato irrandagire milioni di povere bestie affamate, così come milioni di bambini sono stati lasciati alla strada, alle fogne, alla fame, agli stupri, alla morte.
Non mi stupirei se il prossimo passo fosse sparare ai bambini.


Si parla di povertà, ma il fucile ce l'hanno. E pare che per ogni cane ucciso venga corrisposto all'assassino un 'premio' di 80 euro. 
Si parla di pericolo, ma un cane è pericoloso solo se l'uomo ce l'ha fatto diventare. 
E chi ha lasciato che quei cani diventassero pericolosi? Chi li ha affamati, chi li ha fatti prima indiscriminatamente riprodurre e poi giustamente incazzare? 
L'uomo, sempre e solo quel maledetto stronzo pezzo di merda dell'uomo. Romeno, specifichiamo. Io mi dissocio dal genere.


Le associazioni animaliste e i veterinari sostengono che sterilizzare le bestie costerebbe molto meno che abbatterle: a fronte degli 80 euro di 'taglia' ne bastano 20 per una sterilizzazione.
Ma si deve uccidere, si vuole il sangue, come Dracula. Non si può aspettare una graduale stabilizzazione dei capi, bisogna cancellarli subito dalla Terra e dalla memoria.
L'insopportabile foto che vediamo qui sopra viene da Bucarest: hanno già cominciato.


Oh, Romania, terra latina apparentemente nostra sorella persino nel ceppo linguistico, quanto diversa sei da noi...
Sì, certo, anche qui in Italia non mancano assassini, stupratori, ladri, pirati della strada, ubriaconi e teste di cazzo varie, anzi, da un po' di tempo a questa parte ne abbiamo un bel po' di più. 
Indovina da quando... Indovina perché.


Ma noi non spareremo ai cani: a volte meglio sparare agli uomini.
Quelli che che sparano ai cani.


Gianni Greco

sabato 26 novembre 2011

NASCO IN ITALIA, SONO ITALIANO



"Cari italiani, i miei genitori sono poveri, e anche clandestini. Fanno figli, perché per i poveri i figli sono una ricchezza. Anche da voi un tempo, specialmente nel sud, le famiglie erano numerose, e più povere erano più figli facevano: braccia in più per lavorare la terra. Ma da quando la terra per voi è diventata faticosa, vi mettete il preservativo e di figli non ne fate quasi più. Allora siamo arrivati noi da lontano, per aiutarvi. Le nostre mamme fanno la corsa per venire a partorirci in Italia, e noi siamo felici di nascere qui.Però ci dicono che non siamo italiani. Eppure andiamo a scuola con i vostri figli, in certe classi siamo anche più numerosi di loro, e a volte ci viene quasi da pensare che i veri italiani siamo noi. Si devono aspettare i 18 anni di età, ci hanno detto, poi potremo richiedere la cittadinanza. E allora quel vostro vecchio capo, come si chiama? Presidente, mi sembra, ha detto che chi nasce sul suolo italiano deve essere italiano fin da subito. Bravo!In effetti noi parliamo la vostra lingua, e i vostri figli ci considerano uguali a loro. Siete voi grandi che storcete il naso, sembra quasi che abbiate paura di noi. Perché? Certo capisco, e lo sento da certi discorsi dei miei genitori, che un figlio italiano darebbe più diritti anche ai clandestini, anche a quelli senza il permesso di soggiorno: chi li potrebbe più scacciare dall'Italia? Mio padre ha detto a mia madre: "Se i nostri bambini diventano italiani siamo a posto, nessuno ci farà espatriare". Immagino quanti stranieri in più arriverebbero. Ma sì, più siamo e più facciamo il bene di questa povera Italia vostra... e nostra.

Da altri discorsi mi sembra di capire che sia in atto una manovra per concedere il voto agli immigrati, e dare la cittadinanza a noi nativi sarebbe la prima tappa per arrivarci. 
Dicono, giustamente, che chi lavora e paga le tasse nel vostro Paese dovrebbe anche aver diritto di voto. Non importa che lo dicano soprattutto quei politici che contano su questi nuovi votanti per vincere le elezioni... 
Sapete, è come fra noi bambini: io ti do un giocattolo e tu me ne dai un altro. In questo caso: io ti do la possibilità di votare e tu mi voti. 
Sinceramente non ci vedo molta parità, mi sembra più una fregatura. Io gli scambi con i miei coetanei li faccio sempre alla pari. 
Ma si vede che qui in Italia funziona così.


Io mi sento italiano, se non fosse che i miei genitori li odiano, gli italiani: se diventassi italiano odierebbero anche me? E quando sarò grande odierò qualcuno anch'io?
A me piacerebbe non dover odiare nessuno, né per religione né per cultura, o per diversità di qualsiasi tipo. Ma ho notato che i miei genitori nel momento in cui odiano diventano più razzisti di quelli che loro chiamano razzisti. Che ci sono venuti a fare qui, allora? Non mi piace.


Ché poi tutto questo razzismo io non l'ho mica visto. I signori e le signore che passano mi guardano con compassione, non con odio, quando tendo la mano. Al massimo qualcuno scuote il capo, o dice qualcosa di sgradevole sui miei genitori, ma a me mai niente di brutto. Mi danno anche delle monetine.
Chissà, se fossi italiano forse non dovrei più fare queste cose...


Ma ora devo lasciarvi, perché se non torno a casa con almeno un portafoglio poi mi picchiano. Prenderle fa male.
Sì, diteglielo a quel signore importante, al vostro Presidente, che io voglio diventare italiano. Gli italiani non sono costretti a rubare per strada.
Voglio rubare a viso aperto, io, come fate voi, con la mia bella cittadinanza in tasca.


Devo proprio andare, scusate, ho da fare. 
Grazie davvero a tutti.
... Italiano, ricordate, io voglio essere I-TA-LIA-NO!".


Un bambino.



Gianni Greco

venerdì 25 novembre 2011

MA... TORNARE ALLA LIRA E ANDARE IN CULO ALL'EUROPA NO?

Negli ultimi tempi ci hanno bacato parecchio le palle con questa cazzo di Europa che ci dice quello che dobbiamo fare o non fare, che ci mortifica e umilia con sorrisini di compatimento, che ci trascina come palle di merda al piede.

L'Italia come la Grecia, dicono, a spregio... ma ne siamo fieri! Noi italiani, noi greci vi abbiamo dato la civiltà, brutti barbari puzzolenti! Vi abbiamo dato arte da rubare, geni da invidiare, letteratura da sotterrarvi tutti sotto un cumulo di cultura. 
Voi che c'avete? La Gioconda? Ma guarda un po'...


Sì, certo, siamo un po' teste di cazzo noi italiani, svagatelli, disorganizzati, ancora grezzi e un po' merdacce, ma questo ci viene dalla fantasia che ci pervade fin da quando Caligola fece senatore il suo cavallo, e anche da prima, quando Romolo e Remo furono allattati da una lupa, o prima ancora, quando gli etruschi si divertivano a leggere il fegato.
Ma vogliamo parlare dei vostri deficienti con le corna sull'elmo?


E ora vi credete gli dei del Vecchio Continente solo perché trombate Carla Bruni e c'avete i bund?
Bundunasega!
Se noi si torna alla lira, la vecchia inflazionata lira con cui si compravano tante più cose, se si ricomincia a stamparcela da noi, se si riacquista il nostro orgoglio ferito dalle vostre banche e si ricomincia a fare le cose da noi invece di farcele fare da voi, volete vedere che ve lo tiriamo nel culo?


Ci dicono che se uscissimo dall'euro sarebbe una tragedia: ma ragazzi, più tragedia di così si muore. Vogliamo provare? 
Dai, via, giù, facciamo la pazzia!
Già, ma poi chi glielo dice a Monti? E a Passera?
Beh... Io coi monti e con la passera ci ho sempre parlato, e loro mi hanno sempre risposto, con l'eco. 


Italiani, mettiamo l'apostrofo alla lira e sfoderiamo l'ira, insomma incazziamoci: tanti bei culi francesi e culoni tedeschi ci aspettano!


Swisch!!! - Ahi! - Diecimila lire.


Gianni Greco


-- Questo articolo è stato tradotto e pubblicato in Australia:
http://accidentalaussie.wordpress.com/2011/11/28/italians-lets-give-the-french-and-the-germans-the-arse-translated-from-gianni-grecos-blog/

mercoledì 23 novembre 2011

ESCORT PARTI LESE? DAVANTI O DI DIETRO?



Questa è buffa: se vai con una puttana oggi potresti sentirti richiedere, dopo aver pagato la mercede richiesta, anche i danni per aver leso la sua reputazione.
Lo apprendo dalle cronache giudiziarie che coinvolgono l'ex premier trombaiolo, che per la verità ha pagato già, e parecchio.


Ragioniamo: io non sono mai andato a troie e mai ci andrò, questa è una mia cronica anomalia, ma se ci andassi sarei conscio di incentivare la prostituzione, di favorirla, nella mia qualità di cliente. 
Ma: l'avrei costretta io la tipa/topa? No, essendosi offerta lei. 
L'avrei sfruttata? Nemmeno, avendola pagata. 
E allora, quali danni morali dovrei rifondere, oltre ai miei?


Ora, essendoci di mezzo Berlusconi, le cose cambiano: le povere escort erano costrette a recarsi ad Arcore, costrette a prostituirsi, costrette a incassare per questo migliaia di euro... 
"Ma mi faccia il piacere!", direbbe Totò. 
E aggiungerebbe: "E io paaago!... E io paaago!".


C'era la fila davanti a Villa S.Martino, a Villa Certosa, a Palazzo Grazioli. E magari c'è ancora. C'era profumo di soldi. E senz'altro c'è ancora.
Ma nessuno le ha costrette, quelle brave ragazze.
Ora i magistrati dicono che, volontariamente, possono dichiararsi parti lese e pretendere ricchi risarcimenti senza metterci nemmeno un ricciolin di vulva.
Comodo però.


Mi viene un dubbio: ma non saranno mica proprio decisioni come questa a incentivare la prostituzione?
Perché se una è furba, carina e vuol fare soldi facilmente e alla svelta prenderà la palla al balzo, anzi, le palle. 
Basterà saper fare prima la maiala e poi la vittima. 


Intanto una delle povere forzate del sesso, Nadia Macrì, ha girato un film, "Bunga bunga 3D", sfruttando così lo sfruttatore. Nella locandina sta a pecorina, pronta per l'uso. E dire che, se vorrà, potrà diventare una parte lesa (benché certe sue parti le immaginiamo già lese da tempo...).


Non mi piacciono né Berlusconi, né Fede, Mora o gentuccia simile, ma non mi piace nemmeno una magistratura che pur di arrivare ai propri scopi ci prende per bischeri occupandosi della reputazione di quattro oneste succhiacazzi e lasciando liberi assassini, camorristi e mafiosi per decorrenza dei termini di carcerazione o sentenze sbadatamente non depositate.


Malgrado tutto questo, in gran confidenza vi dirò la verità: eh sì, anch'io vorrei tanto diventare parte lesa... Ho chiesto in giro, mi sono informato, ho interpellato preti, sindacalisti, transessuali, commercialisti, avvocati... Ma tutti mi hanno detto la stessa cosa: che non avendo mai dato via il culo, nemmeno a pagamento, dovrò purtroppo rinunciarci.
Che sfiga.


Gianni Greco

lunedì 21 novembre 2011

PORCO DIO-DENARO!


Ma chi l'ha inventato il denaro?
Sicuramente qualche furbo che è morto molto prima di vederci diventare tutti imbecilli.
L'asservimento a questa anomalia del mondo ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Non si sente parlare d'altro in ogni ambiente, TG, talk-show, bar, treno, tram, autobus, camere da letto.


Tutto iniziò col baratto: io ti do una cosa a te, tu mi dai una cosa a me. Sei mucche per una moglie. Troppo. Vanno bene due pecore per un pompino? 
E via così barattando.


Ma erano tempi reali, in cui tutto era solido e vero: non si buttava via nulla, non si producevano montagne di rifiuti, giusto qualche osso scarnito, e magari si riusava anche quello.
La qualità dei manufatti prodotti era molto più alta di quella di oggi, che è concepita a termine di scadenza non per esseri umani, ma per consumatori.
La crescita di una nazione non si misura più sulla capacità, sull'ingegno, sulla cultura, ma sul PIL, Prodotto Interno Lordo: la miglior definizione che abbia mai sentito della merda.


E i grandi capitali, le cifre astronomiche di cui sentiamo parlare ogni giorno, sono assolutamente inesistenti. La Borsa ha perso o guadagnato miliardi? Tutto virtuale, fittizio, intangibile. 
I soldi ormai non sono più nemmeno visibili: sono diventati Dio.


Il nostro nuovo Dio, come quello ormai passato di moda con l'occhio nel triangolo, è in cielo, in Terra e in ogni luogo. 
Dio-denaro ti vede se ti fai una pugnetta in bagno, e ti punisce perché non hai speso soldi con una puttana; sente i tuoi pensieri e ti promette l'inferno se osi esprimere sentimenti gratuiti come l'amore o desidèri a costo zero come una passeggiata in un bosco dove non c'è niente da comprare.
E il settimo dei suoi Dieci Comandamenti è: Ruba!


Rubando onorerai il tuo nuovo Dio, rinnegando quello vecchio, che improvvidamente mandò in giro un Figlio scalzo e ignudo, senza il becco di un quattrino, che si lasciò tradire per la misera somma di trenta denari. Roba da poveracci.
Meno male che, dopo, la Chiesa nata su quella miseria si è rifatta, cambiando Dio molto prima dei banchieri.


Vorrei che il vero valore dell'Umanità fosse espresso in poesia, in arte, in bellezza, in moti dell'anima, in palpiti del cuore. 
E che una Rivoluzione Naturale debellasse tutto quello che ha dato un prezzo anche a un bacio, ha messo il cartellino anche a uno sguardo.


Voglio comprarmi il mondo con un sorriso, a costo di finire abbrustolito nel girone degli illusi. 


E, dubbiosamente, sorrido.


Gianni Greco

sabato 19 novembre 2011

DALLA TOPA ALLA BALENA, ATTRAVERSANDO L'ORRORE


Sembra incredibile: in poche ore siamo passati da una faccia color terra di Siena a un volto grigio perla.
Da un trombatore che fa girare la gnocca a un austero signore che ci farà girare i coglioni.
Da un papi a un papa. Da un metro e sessanta a un metro e novanta. Da un raccontatore di barzellette a un narratore di storie dell'orrore.


Il papi ci toglie l'ICI, il papa ce la ridà. Il papi ci mostra la topa, il papa ce ne fa passare la voglia.
E prima o poi qualcuno, all'inizio sottovoce, poi sempre più forte, dirà la frase che dopo i periodi più atroci ricorre sempre, inevitabilmente: "Si stava meglio quando si stava peggio". Agghiacciante.
Ma questo è normale, perché, come direbbe un vecchietto in autobus: "Si va sempre a peggiorare!".
Come dar torto all'ancestrale saggezza del sano qualunquismo popolare?


Adesso con i sondaggi vogliono darci ad intendere che gli italiani hanno una voglia matta di pagare l'ICI. E solo perché tra le tasse più odiate verrebbe dopo il canone Rai, il bollo auto, l'IVA e l'Irpef. 
Ci hanno messo una tale paura addosso con questo cazzo di spread e col debito dello Stato che abbiamo tutti un desiderio sfrenato di contrarre anche noi qualche bel debituccio, per contribuire. Ma a che?


L'uomo-dal-volto-grigio ispira (per ora) molta più fiducia di faccia-terra-di-Siena, forse solo perché i suoi racconti dell'orrore sono appena all'inizio, mentre le barzellette dell'altro erano già alla fine.


Ma giorno verrà - e non dovremo aspettare molto - che un mostro ben più grande e vorace, dopo aver inghiottito i due mostriciattoli di diverso colore, non ancora sazio, riemergendo dalle profondità marine, ci assalirà. 
Non racconterà barzellette né storie orrorifiche, ma ci avvolgerà mellifluamente con le sue lamentose preghiere. 
E noi ci cascheremo di nuovo, come tanti ingenui geppetti zuppi.
Volevamo la libertà e ci ritroveremo la Libertas. Un'altra volta.


Che facciamo, allora: ci teniamo facciagrigia o facciadibronzo?
... O ci lasciamo fagocitare dalla mostruosa balena bianca?


Cercasi Achab disperatamente!


Gianni Greco

venerdì 18 novembre 2011

NON CI SONO PIU' LE MINISTRE DI UNA VOLTA



Dopo le mezze stagioni e un altro migliaio di cose, anche le ministre di un tempo non esistono più.
Dove sono le Carfagna, le Prestigiacomo, le Brambilla di una volta? Al loro posto le Fornero, le Cancellieri, le Severino.
Ma insomma!


Ci eravamo piacevolmente abituati ai calendari sexy, alle lunghe chiome, alle autoreggenti accavallate con visione di coscia... E ora? Ma che son grulli a propinarci delle ministre vere? Ci potrebbe venire un colpo!


Si vede proprio con le palle degli occhi che siamo in periodo di austerità.
Tempi cupi ci aspettano, tempi in cui i nostri sogni diventeranno incubi, i nostri desideri vireranno verso la gerontofilia, le nostre masturbazioni si ispireranno alla ruga più che alla figa. 


Dice che siano brave, queste. Ma a noi che ce ne frega? Ché, tanto, spesso brave significa str... aordinariamente impegnate nello stangarci.
Le altre invece... belline, prese e messe lì... Messe lì sicuramente per meriti più lodevoli, e soprattutto più piacevoli.


Dovremo farcene una ragione, e subire inermi tutto il grigiore che ci viene imposto senza nemmeno farcelo scegliere col voto.
Ehhh... se alle elezioni potessimo farle noi le liste, nominarli noi i ministri, e soprattutto le ministre...


Già alcuni culi... pardon, alcuni nomi mi frullano in testa.
Ma non li farò qui: sapete, non vorrei bruciare le migliori candidature, quelle più interessanti, più intelligenti, più valide sotto ogni punto di vista.

No, non farò nomi, non darò indicazioni, sono personaggi troppo importanti, troppo 'su'. Me le tengo per me, le Veline.
... Oops, mi è scappato!


Gianni Greco

giovedì 17 novembre 2011

TUTTI GNUDI, SENTIAMO PROFUMO DI PASSERA


E noi che pensavamo passati i tempi di Silvio...
Ma neanche lui con la sua reputazione di gran chiavone ha mai messo insieme un governo tanto osé: non ha nominato ministro nemmeno Bocchino!


Mario Monti non si è fatto scrupoli: dopo aver messo nelle posizioni giuste ben tre donne, ha voluto accanto a sé come maggiore collaboratore nientemeno che Passera, tanto che molti già parlano di governo Monti-Passera. 
Tu Mario monti passera? Mica scemo! 
Non contento, ha voluto annusarne gli effluvi nominando Profumo, e ovviamente... Gnudi.


Gli italiani, sempre e da sempre arrapati morti, almeno per un attimo si sentiranno appagati, finalmente compresi nella loro continua ricerca del piacere, sempre frustrata da tasse, balzelli, obblighi, multe, proibizioni, sbeffeggiamenti, umiliazioni.
Per un attimo crederanno nell'uomo del miracolo, quello che anteporrà la passera alla tassa, che distribuirà al popolo solo piaceri e niente doveri.
Magari, poveretti, penseranno che Passera allo Sviluppo svilupperà i loro pistolini gnudi...


Poi però il popolo si sveglierà dal sogno, e, pur pagando di tasca propria, ringrazierà il suo nuovo duce per quell'illusione che lo ha fatto sentire, una volta tanto, amato. Ma Amato non c'è, e non a caso. 
Altra botta tra capo e collo.


Eh... Nutro dei forti dubbi.


Ma via, ragazzi, su, non disperate: quell'uomo sicuramente non privo di ambizioni, apparentemente schivo, modesto e riservato, che nella foto si mette in posa come un dio, vi ha riserbato un futuro pieno di risorse. 


Quell'uomo vi darà una mano. La vostra.
E una soluzione: seghe!


Gianni Greco

mercoledì 16 novembre 2011

PERCHE' SACRIFICI? PAGHIAMO GODENDO


La parola che ricorre più spesso in questi giorni, oltre all'orrendo spread, è 'sacrifici'. Ma che bel momento del cazzo che stiamo vivendo!
Si chiedono sacrifici a tutti, come se tutti fossimo colpevoli del disastro italico. Non c'è giustizia sociale, non c'è giustizia tout court. Ci viene attribuita una sorta di peccato originale che di originale non ha proprio nulla: siamo stati cattivi solo perché siamo nati. Roba vecchia, già sentita, già pagata.


Siamo un popolo senza fantasia, o almeno lo siamo diventato. Gli ultimi sprazzi li abbiamo avuti nel Rinascimento. Da secoli ci spariamo nelle palle, e non abbiamo ancora finito. 
La nostra concezione del pagare viene inevitabilmente associata a una sgradevole sensazione di tipo mortale. Non diciamo infatti: "A pagare e a morire c'è sempre tempo"? 
Per godere invece il tempo c'è sempre.


Ecco, qui sta il punto. Se associassimo l'atto del pagare all'atto del godere pagheremmo molto più volentieri, e saremmo un popolo felice. Invece siamo infelici, ci guardiamo attorno sospettosi, dubitiamo di tutto e di tutti, l'ombra del dubbio ci copre il sole della certezza.


Tutto questo discorso per introdurre tre sole parole: RIAPRIAMO I CASINI!!!


E' dal 1958 che lo Stato ha rinunciato a questa ghiotta entrata. Sarebbe l'ora che se ne riappropriasse.
Si parla tanto di combattere l'evasione fiscale e si lascia correre quella che sarebbe più agevolmente recuperabile: l'evasione sessuale.


Ogni giorno si consumano innumerevoli incontri erotici a pagamento, e questo non è moralmente sanabile con un ipocrita provvedimento alla Merlin. 
La prostituzione esiste da quando esiste l'uomo (e la donna, ovviamente). Non è frenabile in alcun modo. E allora utilizziamola, cazzo! (... appunto).
Facciamo pagare, più che una tassa di scopo, una tassa di scópo.


E già che ci siamo, dato che l'impedimento alla tassa sulla goduria ci viene soprattutto da quel corpo estraneo che ci troviamo in pancia, facciamo pagare l'ICI al Vaticano!


Poveri e grigi individui che siamo diventati. Colpa dello Stato, che ci impedisce di essere felici. 
Continueremo a trombare clandestinamente e a riempire le tasche di turpi individui che speculano sulla nostra necessità di evadere non dalle tasse, ma dalla vita impostaci da altrettanto turpi individui che tanto le puttane possono pagarsele anche a caro prezzo, con i soldi che ci rubano perché siamo stati cattivi e dobbiamo pagare senza godere.


Gianni Greco

martedì 15 novembre 2011

LETTERINA A MARIO MONTI


Egregio prof. Monti,
sono un cittadino italiano, e come tale un po' stupido, per di più pieno di dubbi.
Premetto che ho sempre odiato i professori a scuola, e da adulto ho cominciato a odiare i tecnici: tutta gente che ne sa più di te e se vuole te lo tira nel culo come se grandinasse.


I professori mi davano brutti voti, eppure ero pieno di sapere interiore. I tecnici mi hanno spesso sostituito pezzi che non ne avevano bisogno e fatto credere tutto quello che hanno voluto, tanto io non ci ho mai capito un cazzo.
S'immagini cosa possa pensare dei professori-tecnici.


Lei, tecnoprofessore, ha una faccia affidabile, una bella fronte alta ed è anonimo quanto basta per darmi fiducia, ma altrettanto per farmi fortemente dubitare. 
Cosa c'è dietro quella fronte? Quante banche, quanti interessi internazionali, quanti dollari in un turbinìo che vi alberga da tutta la vita?


Lei è mai stato povero? Ha mai provato il vero terrore di non avere nemmeno i soldi per poter dare da mangiare alla propria famiglia?
Sicuramente no, beato lei. Ora poi si becca l'opulento stipendio di senatore a vita benché abbia speso parole contro i privilegi, e mi fa qualunquisticamente pensare che come al solito i soldi vadano solo a chi ce li ha già.


Non so se lei ce la farà a comporre un governo con tutti quei politici assatanati che la circondano (a proposito, odio anche loro), ma se dovesse riuscirci la pregherei di una cosa: lasci in pace i cittadini. 
Ha parlato di equità, non la confonda con Equitalia.
Colpisca i ricchi, tanto sappiamo che ricchi non ci sono diventati del tutto onestamente. Colpisca duro, tanto loro cascano sempre in piedi.


Un suggerimento: non solo non reintroduca l'ICI, ma abolisca tutte le odiose tasse di possesso, a cominciare dal canone Rai e il bollo auto. Sia tanto pesante da una parte quanto leggero dall'altra. Ragioni per una volta con il cervello di un povero: stia tranquillo, nessuno le darà del comunista. Non io, almeno. Contento?


Ma, a proposito di professori, sono costretto a darle un brutto voto in italiano: in un discorso ufficiale l'ho sentita scambiare un maschile per un femminile, eppure quel discorso lo leggeva. Si applichi di più, l'intelligenza non le manca. O si compri un altro paio di occhiali.


E nel suo organico, la prego, non inserisca buttiglioni solo perché hanno il titolo di professori. 
Pare inoltre che tra i nomi papabili non ci siano quasi punte donne. Allora mi permetto un altro suggerimento: chieda una consulenza ad Alvaro Vitali, lui di professoresse se ne intende.
Pensi alla felicità del popolo. Più fica per tutti. 
Le saranno grati gli uomini per evidenti ragioni, e le donne perché la fica ce l'hanno loro. Ma non scambi la topa con Corrado Passera.


Con i sensi della mia dubbiosissima deferenza, in fede ma non Emilio, 


Gianni Greco

lunedì 14 novembre 2011

SILVIO, CI MANCHI GIA'


Perché Silvio aveva le dita così rosse? Dove le aveva infilate? In quali mestruazioni si era intrufolato?
Senza di lui come potremo porci interrogativi pregnanti e basilari come questi? 
Come potremo pòrci, tout court?


Guarda Mario Monti: un uomo grigio in grigio nel grigiore di grigi calcoli. Un uomo addirittura fedele alla moglie. Ma via!
Non fa le corna, non invita escort a casa, non ha cause pendenti, non gli pende nulla, e se gli pende non usa siringhe o pompette all'uopo. E quand'anche le usasse non se ne sa nulla.
Che gusto c'è? 


La satira da anni si basa esclusivamente sul gossip politico: l'avvento di Monti manderà falliti molti comici, le serate televisive saranno noiose, saremo costretti persino a trombare per riempire il vuoto dei nostri giorni.


Ah, Silvio Silvio, perché ci hai abbandonati?
Oh, lo sappiamo, non smetterai di organizzare festini, non abolirai il bunga-bunga, farai come sempre i tuoi affari e andrai un po' più spesso in tribunale ora che il tuo impedimento istituzionale non è più così legittimo.
Ma che tristezza la tua parabola discendente. A noi piace accanirci su chi ha il potere: prima votarlo, farlo assurgere ai vertici e poi distruggerlo. Una volta distruttone uno però devi trovarne un altro.
Ma dove lo trovi un altro come Silvio?


Ragazzi, il nostro futuro è triste, prepariamoci, organizziamoci, cominciamo a ricomprare i preservativi, rassegniamoci a vivere in prima persona e a prenderci per il culo allo specchio.
La maschera dei nostri tempi, il bersaglio dei nostri tiri da luna park, la vittima di cui ci piace essere vittime, il puntaspilli dei nostri vaffanculo, il nostro sesso traslato, il clown che ci sputtana in tutto il mondo non c'è più. E' un ex.


Addio Berlusconi sorgenti dall'acque... 
Ma Manzoni l'aveva già previsto: lui dalle acque faceva sorgere i Monti.


Gianni Greco

domenica 13 novembre 2011

DOPO ESSERE VENUTO TANTE VOLTE, SILVIO SE NE VA


Ne dubito.
Lui è abituato molto più a venire che andare. Ma, ahilui, la sua pompetta ha spruzzato due o tre volte di troppo nelle cavità della tipa sbagliata. E quella famosa telefonata di consequenziale strizza alla questura per far rilasciare la minorenne 'nipotina di Mubarak' fu il passo falso che lo avrebbe precipitato nel baratro.
Macché conflitto d'interessi, macché corruzione, macché pidue... Ruby Rubacazzi e il bunga-bunga l'hanno fregato. Fu da quel preciso momento che anche le donnine sempre attaccate alla TV, le madri di famiglia, hanno cominciato ad abbandonarlo, chiedendosi: "Se non ora, quando?".
Mai. Ma chi vi tromba, voi?


Nella piazza del Quirinale gremita nell'attesa del dimissionando si sentiva cantare: "Berlusconi puttaniere, Berlusconi puttaniere..." (sull'aria di "Quando mammete t'ha fatto"), o "Arrestate Berlusconi, arrestate Berlusconi..." (sull'aria della stessa canzone). Poi la classica: "Te ne vai o no? Te ne vai sì o no?", con la variante: "Vuoi firmare o no? Vuoi firmare sì o no?". Senza farci mancare il "Chi non salta Berlusconi è... è!" e grandi cori di 'Bella ciao' e 'Fratelli d'Italia'. Su un cartello si leggeva: "Oggi è il 25 aprile", mentre si sentiva scandire: "Ma-fio-so, ma-fio-so", "Buf-fo-ne, buf-fo-ne" e "Silvio, Silvio, vaf-fan-culo!". A un certo punto una voce si è alzata solitaria: "Questa sera il bunga-bunga te l'abbiamo fatto noi!", e un'altra: "Vattene affanculo ad Antigua!". E poi "Pi-du-ista", "Ga-le ra! Ga-le-ra!", "Italia libera!", "Fuori la mafia dallo stato!", e la parola 'viagra' che aleggiava qua e là. 
Io, in silenzio, prendevo nota.


Mi sono chiesto quante di quelle persone avranno votato per lui in passato (perché è sempre così), e quanto il comportamento privato di quest'uomo abbia influito sulle sue sorti e soprattutto su quelle del Paese.
Ma anche in questa bagarre, cento volte quella che a suo tempo annientò Bettino, il dubbio mi assale, e sono sicuro che non assale solo me: Silvio è davvero spacciato? Se n'è davvero andato? Nutro fondatissime perplessità in merito.


La gente lo manda, ma lui, ci giurerei, continuerà a venire: se tra i suoi numerosi difetti conserva un tratto umano, oltre alla legittima aspirazione all'orgasmo, questo è la tenacia al di là di ogni limite, disgraziatamente applicata in esclusiva al suo ego smisurato. 


Tornerà, tornerà, stiamo sicuri, in qualche forma tornerà. Teniamoci da parte qualche vaffanculo. 


Gianni Greco

sabato 12 novembre 2011

BUONA CONDOTTA UNA SEGA!


Questi due volti non esistono più. Sono quelli di Alessio e Flaminia, 23 e 22 anni, uccisi da un pirata drogato e ubriaco che si è ben guardato dal fermarsi dopo l'urto.


Pare che stesse litigando con la fidanzata, Stefano Lucidi, alla guida della sua Mercedes in via Nomentana a Roma. Dopo aver bucato due semafori, all'incrocio con viale Regina Margherita, a tutta velocità, si è trovato davanti il trascurabile ostacolo di due vite umane. Poteva fermarsi? Poteva evitarle? Macché: lui era quello che su Youtube aveva postato un video delirante in cui si autoinquadrava viaggiando oltre ogni limite, lui, un figlio di papà, uno che può fregarsene di chiunque gli si pari davanti.


Track! Giù e via, a piangere da paparino.


E paparino gli compra un regaluccio: l'avvocato Coppi, il principe del foro paladino ben pagato di fior di imputati, da Andreotti a Sabrina Misseri.
10 anni in primo grado, subito ridotti a 5 in appello. E ora, dopo tre anni, il ragazzo, "completamente recuperato alla società civile", torna a casa.
Dicono che ha tenuto una condotta irreprensibile, quindi deve uscire. Oltretutto il poverino non ha mai fatto richiesta di arresti domiciliari. Povera stella, in galera per ben tre anni. L'ergastolo invece se lo sono preso i genitori di Alessio e Flaminia, condannati a vita senza processo. 


E così Stefano, l'assassino declassato da colpevole a colposevole, poi premiato per essere stato buono, farà Natale in famiglia, e la prossima estate se la godrà al mare; le sue vittime invece al cimitero.
Comincio a dubitare della giustizia terrena, e quasi quasi anche di quella divina.
Ma attento Stefano: in galera non passano macchine, lì si è al sicuro, ma fuori...
Fai attenzione ad attraversare la strada, le teste di cazzo abbondano. Magari qualche romeno ubriaco - spiacc! - ti spiana e scappa...


Sarebbe la volta buona che smetterei di dubitare della giustizia. Quella divina.


Gianni Greco

venerdì 11 novembre 2011

HO UN DUBBIO: MA TU, MARIO, MONTI?


Ho sentito parlare di Mario Monti ogni volta che si è adombrata una crisetta di governo. Quest'uomo ci è invecchiato nell'attesa, sempre più bianco, sempre più pronto, sempre meno chiamato.
Questa però sembra la volta buona: presi dal panico per l'improvvisa disfatta del nostro maggiore leccatore di fica, saputo che Monti proviene dalla Bocconi, siamo subito corsi a chiamarlo per tappare il grosso buco rimasto aperto in attesa. 
Sto ovviamente parlando del buco istituzionale, quell'immenso culone in cui spariscono i soldi che poi vengono fatti sganciare a noi, mandria di bischeri a cui ogni tanto viene dato il merdoso contentino di elezioni porcelle, da chi le porcelle se le porta ma a letto. Pagando, s'intende.


Consentitemi di dubitare che Mario monti, con la emme minuscola. Monti in cattedra, monti a cavallo dell'uragano, monti soprattutto sulle teste di cazzo che ci hanno portato a questo punto. Perché a montare sulle teste di cazzo lo si piglia fino nel colon.
Pare che sia un duro, è stato lo spauracchio persino di giganti come la Microsoft. Ma Bill Gates se ne fa un baffo di una multa, sia pur milionaria. Con i nostri gretti politicanti è più dura, specie se vanno messe d'accordo stantie coordinate come destra e sinistra, e comunque alla fine i sacrifici si fanno fare sempre al popolo ignorante e ciuco, quello che arranca senza colpe, che lavora una vita per una misera pensione, che credendo di avere voce in capitolo si fa illusoriamente rappresentare dai propri stessi aguzzini. 
Più facile, e poi chissenefrega.


Io ho sempre preferito i monti al mare e la fica al cazzo, ma non è detto che prima o poi non mi ritrovi su una spiaggia deserta insieme a un maschione tutto nudo e voglioso che mi monti. E' il metaforico incubo che tormenta molti italiani, la maggioranza impotente, quella che va inutilmente a votare e che vince referendum inascoltati.


Dubito, dubito, dubito, come potrei non dubitare sia pur nel mio incosciente ottimismo?
E nel dubbio mi astengo, seguendo il saggio detto 'nel dubbio astienti'. Ma vedendo che persino il computer mi sottolinea in rosso la parola 'astienti' mi rendo conto che ormai nemmeno dei proverbi della nonna ci si può più fidare.
Per questo dubito, dubito anche del mio pc, e persino del mio wc.
Dove potrei cacare con soddisfazione?


Avrei una mezza idea, ma dubito seriamente che me lo facciano fare.


Gianni Greco


Ps: il pc mi sottolinea anche 'cacare'. Siamo dunque destinati alla stitichezza? No, tranquilli: Monti (o chi per lui) ci darà una bella purga.

giovedì 10 novembre 2011

DUBITAVO DI SILVIO. ORA DI CHI?



Silvio qua, Silvio là, Silvio tromba, Silvio fa i propri interessi, Silvio ha le cause in tribunale, fa le leggi ad personam, va con le minorenni, racconta le barzellette, compra i deputati, fa le corna, prende per il culo la Merkel (dubito però che la prenderebbe per il culo di ciccia, quell'inchiavabile culona)... 
Cazzo, ma quando ha annunciato le dimissioni nessuno lì per lì ha fatto salti di gioia. Comincio a dubitare dei miei precedenti dubbi.


Sì, lo ammetto, ho dubitato di Silvio, ho pensato che fosse un premier da operetta, ho addossato a lui, nella mia mente dubbiosa, il disastro finanziario dell'Italia. Ho avuto persino il dubbio che aiutasse economicamente solo le troie che gliela davano e i magnaccia che gliele portavano. Ho addirittura dubitato che se gli avessi chiesto dei soldi io, che la fica tra le gambe non ce l'ho, me li avrebbe dati. Ma sarò malfidato!


Al ferale annuncio della dipartita del cavaliere disarcionato i mercati dovevano festeggiare. La borsa doveva salire. Il maledetto spread doveva calare. Ma i mercati non hanno festeggiato una sega, la borsa è scesa a picco, lo spread ha fatto il suo maledetto record...
E allora di chi ho dubitato io, di un santo?
San Silvio, perdonami, io speravo di vedere sul viso dei vari Di Pietro, Bersani, Bindi, Letta (Enrico), Vendola, Casini, Fini e compagnia brutta un sorriso di sollievo, e invece li ho visti più cupi di prima.
Era comodo chiedere le dimissioni di uno senza prendersi le sue responsabilità. E ora, bischeracci?
Madonnina mia, non se ne salva uno...
No, ma c'è Renzi, lui salverà l'Italia. Perché? Ma perché è giovane, no?
Ehm... dubito però che la gioventù possa bastare. Anzi, forse è proprio nefasta. Pensa se Berlusconi fosse sceso in campo a 35 anni: per quanto tempo in più ce lo saremmo trovato fra i coglioni?


Mi capita di guardare una vecchia cartolina di centotrent'anni fa: non c'erano auto, non c'era la TV, il mercato era solo quello della verdura, non c'era l'euro... e non c'era Silvio.
Poffarbacco, adesso dubito della nostra epoca, vorrei aver vissuto a quei tempi... Ma oggi sarei già morto, e i morti, si sa, non dubitano.
Sono fregato, minchia, non c'è alcun dubbio.


Gianni Greco